Il borgo sorse sulla via maior romana e prese il nome dal vicino torrente Staggia, per contrazione modificato nell’odierno nome di Stia. Come testimonia il suo stesso nome, la storia è molto legata al sistema fluviale del territorio casentinese. Basti considerare che il paese è compreso tra il torrente e la sua confluenza nell’Arno, essendo anche il primo centro abitato lambito dal fiume toscano.
La sua posizione privilegiata lo rese subito un centro vitale di scambi e commerci fin dalla nascita e fondazione. Visitandone le strade ed i numerosi palazzi storici, potrete riconoscere i segni o ritrovare le cronache delle alterne vicende di una terra di confine, linea di separazione naturale del territorio, segnato da numerose lotte, divisioni, riappacificazioni delle comunità circostanti.
La cittadina, trovandosi alle pendici del monte Falterona, risulta un ottimo punto di partenza per piacevoli escursioni naturalistiche.
L’inizio della vostra passeggiata può partire dal centro ideale del paese: la Piazza Tanucci, ornata dai portici ed arricchita dalla caratteristica fontana centrale. Dopo una pausa ritemprante presso la fonte termale, accessibile al pubblico, potrete riprendere il cammino per raggiungere il Palagio Fiorentino, riconoscibile per la sua caratteristica torre merlata. L’antico castello dei Guidi fu edificato intorno al 1230, venne in seguito distrutto nel 1440 e poi ricostruito con alcune modifiche ed interpretazioni; merita certamente una visita il verde del parco che lo circonda. I palazzi storici e le chiese racchiusi in questa cittadina sono numerosi, ma la visita non può considerarsi conclusa senza recarsi alla Pieve Romanica di Santa Maria Assunta, con i suoi interni ricchi d’opere, quali la Madonna con Bambino opera ceramica di Andrea della Robbia) ed altre pittoriche.
Infine, variegata ed inaspettata è l’offerta museale di Stia, con il Museo Comunale d’Arte Contemporanea, ricco d’opere interessanti per i cultori dell’arte ed anche di piacevoli stimoli per tutti i visitatori, ed il Museo ornitologico “Carlo Beni” con due esemplari di picchi dalmati, catture solitamente molto rare.