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Ma eran davvero così sciocchi?
A pochi chilometri da Badia Tedalda, abbarbicato sul colle del Paradiso, un pugno di case è quanto resta delle mille storie che da sempre avvolgono il paese di Montebotolino e i suoi abitanti Il piccolo borgo di Montebotolino, secondo la tradizione popolare il paese degli sciocchi, è oggi una sorta di paese fantasma. Solo durante la bella stagione le case si ripopolano della presenza umana. Eppure questo antico borgo medievale, sul confine estremo della Valtiberina, conserva i segni di una storia lontana, e l'impronta dell'operosità dei suoi abitanti.

Arrivati a Badia Tedalda non si può tralasciare di vedere il "Paese sul Paradiso", quello che quassù tutti conoscono come il paese degli sciocchi, quello che fino all'inizio degli anni Novanta era abitato, sebbene da due sole persone… Ma se non ci sono più abitanti, se non ci sono musei, opere d'arte o monumenti che ci si va a fare a Montebotolino?
A Montebotolino ci si va a toccare con mano la maestosità della natura, ad abbracciare con lo sguardo l'ampia valle del fiume Marecchia. Ci si va per affacciarsi da un dirupo alto centinaia di metri, il Paradiso appunto, e contemplare il verde intenso dei boschi di pini, di cerri, di faggi e ginepri, per superare la piccola sbarra posta davanti alle prime case e addentrarsi tra i vicoli del borgo sprofondati nel silenzio irreale che qui regna su tutto.
Siamo intorno al 1277 quando Monte Bottolino o Butolino fa il suo ingresso nella Storia, nominato come distretto assegnato all'abate Tedalgrado della Badia Tedalda, il quale alla fine del XIII secolo allontanò dal castello di Monte Botolino i Malizi-Catani, potenti signori del luogo. Le notizie su questo borgo sono minime e riguardano fatti di poco rilievo: concessioni di territorio, una visita pastorale, un decreto che elegge San Tommaso chiesa parrocchiale.
A fare la Storia del paese sono le tante storie e i ricordi che rivivono nella mente delle persone che hanno conosciuto chi a Montebotolino ci ha vissuto quando gli unici lavori erano la cura delle bestie e il lavoro della terra, poca e impervia, quando gli uomini, prima che arrivasse l'inverno, abbandonavano il paese per andare a lavorare in Maremma lasciando alle donne il peso della casa, dei figli e del lavoro.
Girando per i vicoli dal borgo si capisce come doveva essere faticosa la vita quassù, soprattutto d'inverno quando la neve scendeva abbondante e copriva tutto. Ma ci si immagina anche i periodi in cui Montebotolino si trasformava: per la Festa di San Tommaso (ultima domenica di settembre) o per quella della Madonna (seconda domenica di ottobre) e si riempiva di gente che veniva dai centri vicini per mangiare in allegria e far festa.
E se a testimonianza della vita del paese rimangono le case, il piccolo campanile della chiesa o i tre grandi lavatoi, dei montebotolinesi si tramandano ancora storie, racconti, aneddoti e dicerie che li dipingevano come gente semplice e ingenua. Come quella che racconta di due uomini che dovendo andare alla Pieve, dato che la strada molto lunga, decisero di farne un pezzo il giorno prima e poi tornarono indietro soddisfatti. Il giorno dopo ripartirono contenti perché la metà della via l'avevano già fatta…
Ingenuità, leggerezza? O piuttosto arguzia nel lasciare che questi racconti sui montebotolinesi si tramandassero, ben sapendo che la gente è meglio farla ridere, tanto poi ci pensa la vita ad essere seria.


Per un approfondimento sulla storia di Montebotolino e dei suoi abitanti, consigliamo la lettura del bel libro di Marta Bonaccioni, Il Paese sul Paradiso, L.P. Grafiche, Arezzo 1998.
Per informazioni sul testo rivolgersi alla Pro-Loco di Badia Tedalda
Tel e fax 0575/714014
info@prolocobadiatedalda.it
www.prolocobadiatedalda.it


 

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