Se arrivate in Valtiberina per la prima volta potreste pensare che la valle toscana termini con il comune di Sestino, l’unico comune toscano, insieme a Badia Tedalda, del Montefeltro. Ma per carità non fermatevi, proseguite poco oltre e, arroccato a 428 metri di altitudine, scoprirete Monterone.
Questo incantevole e piccolissimo borgo medievale sorge a pochi chilometri da Sestino, proprio sull’estremo confine della marca toscana, a due passi dal territorio marchigiano.
Le sue origini risalgono all’epoca romana, quando dall’insediamento romano di Piego la popolazione si trasferì dove l’altezza del luogo costituiva una sicurezza maggiore contro saccheggi e ruberie.
Siamo ancor prima dell’anno Mille quando la popolazione si insedia stabilmente in questa altura, e la storia di Monterone comincia da qui. In breve tempo si costruisce la possente cinta muraria, si ergono torri di vedetta, ponti levatoi e le attrezzature occorrenti per la difesa. Intorno al 1200 il Castrum vive il suo momento di massimo splendore, mentre nel 1445 un incendio lo distrugge completamente. Ma dalle ceneri Monterone rinasce e il borgo viene ricostruito sugli originali volumi. Poi la storia corre veloce fino al Seicento, quando la torre tonda di difesa, che si mostra maestosa al visitatore appena entra nel borgo, diviene una cappella gentilizia. Fuori del Castrum sorgeva invece quella che viene definita dai monteronesi la “Chiesina”, edificio che oggi non è più un luogo di culto ma la sede di interessanti mostre d’arte, di incontri e occasioni di approfondimento culturale. Del tardo Settecento è invece la chiesa che si affaccia sulla piccola piazza nel punto più alto del paese.
Fulcro di tutte le iniziative folkloristiche monteronesi è la Bruschettata, giunta ormai alla XXXIV edizione, una verace festa popolare che si tiene a metà agosto.
In questa occasione Monterone per due serate apre le antiche cantine e le osterie ai visitatori che vorranno gustare i tipici prodotti locali, dolci e salati. E insieme alle note dei gruppi musicali dalla piazza scendono e riempiono le viuzze i profumi dei fagioli all’uccelletto o con le cotiche, del pane abbrustolito condito con aglio e olio o col tartufo, delle salsicce cotte sulla brace. Il tutto annaffiato da ottimo vino o perché no, da originali e sempre nuovi cocktail alla frutta preparati nella Frutteria, una cantina che in occasione della festa si trasforma in un luogo di ritmi e sapori latini.