Che la Valtiberina sia bella lo sanno tutti, ma non si può certo dire che sia grande. È costituita da sette comuni che in totale occupano una superficie di circa 672,83 kmq, davvero niente di che. Eppure questa piccola valle diventa subito grande se pensiamo al ruolo che ebbero nel mondo delle Arti i Grandi che vi nacquero.
Piero della Frencesca, Luca Pacioli, Michelangelo Buonarroti, Raffaellino del Colle e il meno noto Federigo Nomi sono i figli più illustri di questo lembo di terra tra Umbria e Toscana che ci hanno lasciato opere di valore inestimabile.
Michelangelo Buonarroti nacque il 6 marzo 1475 a Caprese (che in virtù di questo fatto divenne Caprese Michelangelo), da Ludovico Buonarroti e Francesca di Miniato del Sere. Il padre di Michelangelo era in quegli anni podestà di C
hiusi e Caprese e dimorava sei mesi in una sede e sei mesi nell'altra. La casa dove venne alla luce il sommo artista, allora residenza del podestà e oggi sede del Museo Michelangiolesco, si trovava all'interno delle antiche mura del castello, di cui non rimangono che ruderi, e sorgeva nella parte più alta dell'abitato. Il Museo conserva oggi calchi in gesso e riproduzioni delle opere dell'artista. Michelangelo fu battezzato nella piccola chiesa di San Giovanni Battista l'8 marzo 1475 e un mese dopo la sua nascita fu portato a Settignano (Firenze), dove venne affidato a una balia moglie di uno scalpellino. È per questo che da adulto Michelangelo era solito dire che il mestiere l'aveva succhiato col latte. Nel 1564, si spegneva a Roma, a quasi novant'anni, quel "bimbo tranquillo e greve" così annota Emilio Ludwig "svegliatosi a Caprese, cresciuto a Firenze, penetrato creatore poderoso nella città dei Papi, e che castello e basilica rifletteva nell'anima".
L'umanista, giurista e poeta Federigo Nomi, nacque ad Anghiari il 31 gennaio 1633 da Giovan Battista e Ottavia di Giovanni Andrea Canicchi. Ricoprì la carica di "primo maestro d'umanità" ad Arezzo e fu autore di un volume di Poesie liriche italiane. Nel 1670 viene nominato rettore del Collegio Ducale della Sapienza a Pisa e più tardi ottiene anche l'incarico dell'insegnamento di Diritto feudale. Sollevato da questo nel 1682, Nomi diviene pievano di San Simeone a Monterchi, dove morirà nel 1705. Durante la sua permanenza nel borgo toscano compone il poema epico-storico Buda liberata e il famoso Catorcio d'Anghiari. In quest'ultimo, poema eroicomico in ottava rima e in lingua toscana, sono narrati alcuni episodi della secolare rivalità tra gli abitanti di Sansepolcro e quelli di Anghiari, rivalità che culminò nel furto ignominioso, da parte degli abitanti di Sansepolcro, di un grosso catenaccio di una delle porte di accesso ad Anghiari.